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28 settembre 2007

Commenti

oscar

Giorni fa a "lazanzara", programma serale di approfondimento in onda su radio24 condotto da Cruciani (programma che mi piace), Cruciani stesso, quando un ascoltatore gli fece notare di Grillo che parlava del web come vera democrazia, rispose un pò stizzito quasi come per dire che le democrazie stanno da altre parti su altri tipi di media, e comunque diciamo non apprezzò l'affermazione in sè, quasi con un aria di indifferenza (e infatti gli ho scritto chiedendogli di approfondire il tema, magari invitando qualche addetto del settore, ad esempio qualcuno di queste parti).

Sicuramente anche altri media hanno una loro "quota" di democrazia, ma, imho, Internet, se pur non perfetta, arriva a batterli abbastanza in scioltezza.

Ora proprio alla luce dei fatti che stanno accadendo in Birmania mi sono chiesto: "ma e se non ci fosse internet?"
Molti dei servizi che vanno in onda sulle tv, non solo italiane, e che riprendono questi fatti riportano video girati da utenti o da reporter "d'occasione" non professionisti, al massimo freelance ma che comunque come mezzo di diffusione principale in cui immettere il loro materiale scelgono la via (libera) della rete.

Senza considerare poi il fatto che se uno volesse approfondire meglio il tema, andarsi a cercare anche foto, audio e altri video non potrebbe fare a meno che andare sulla rete dato che, in rete, scegli tu cosa vedere e cosa cercare. In rete.

salpetti

L’esempio dei monaci buddisti è da seguire: la democrazia esce dai monasteri che sono da sempre espressione di moralità, tradizione, cultura. Spero che il popolo birmano si liberi dal regime in modo non violento con l’ausilio della sola forza di risorse apparentemente intangibili come moralità, cultura, conoscenza, informazione libera, ma che però sono i veri pilastri di un sistema democratico (no bombe, armi, sanzoni, ...). I monaci, con la loro protesta pacifica, sono convinti che la democrazia potrà essere ristabilita senza spargimento di sangue e sperano che la comunità internazonale si interessi finalmente al loro Paese. Mi auspico che i monaci abbiano ragione e che si possa concludere tutto pacificamente. Spero anche che non cali l’attenzione mediatica perché a telecamere spente si possono compiere indisturbati crimini orribili. La rete fin'ora li ha aiutati, blog, Youtube, cellulari, videocamere, ecc...
Da oggi, però, in Birmania non funziona più Internet (ufficialmente un guasto, ufficiosamente censura)ed è iniziata una vera e propria “caccia al giornalista“. Il regime ha capito che restando isolato può avere ampi margini di manovra. Speriamo che appena si ridurrà il flusso di informazioni sulla rivolta pacifica dei monaci, non si ripeta una strage come nell’89 .
Ancora una volta, tuttavia, il reporting diffuso si rivelato uno stumento di informazione molto più efficace delle imponenti organizzazioni giornalistiche!!!

salpetti.wordpress.com

oscar

da Repubblica.it

Irruzione militare in principale provider Internet

Soldati birmani, giunti a bordo di camion, hanno fatto irruzione, attorno a mezzogiorno di oggi, negli uffici del principale provider di servizi Internet del Paese, Myanmar Info Tech, che si trovano all'interno del campus universitario. Lo riferisce il sito del magazine Irrawaddy, gestito da dissidenti birmani in esilio. L'irruzione giunge dopo che le manifestazioni di protesta contro il regime e la repressione militare sono state documentate da una quantità enorme di foto, video ed e-mail inviati ai media stranieri da comuni cittadini.

Dario Salvelli

Marco,io ho chiuso il blogging verso altri argomenti e sto parlando solo della situazione Birmana: come me anche altri.
Stiamo organizzando con blogger di tutte le parti del mondo una Blog Action per la prossima settimana: Internet è diventata irraggiungibile in Birmania ma noi proviamo a protestare e a focalizzare l'attenzione su questo genocidio.

giacomo

Ciao Marco, è OT ma un tuo commento sul servizio dell'Espresso su Internet? io l'ho trovato francamente imbarazzante... come si fa a parlare in quei termini?
Che in ITalia fossimo all'anno zero della rete lo sospettavo, ma questa è proprio la conferma lampante!

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